Svezia
Non ho mai saputo
spiegarmi fino in fondo che cos'abbia di speciale la luce
Svedese.
Forse sono i raggi del
sole sempre un po' obliqui, che proiettano lunghe ombre
anche a mezzogiorno.
Forse è la trasparenza dell'aria, frizzante e pulita,
che fa brillare le cose in modo quasi surreale, per chi
è abituato a vivere nello smog di Milano.
Forse è il paesaggio assolutamente piatto, che fa
sembrare gli orizzonti così bassi e i cieli così alti.
Eppure questa luce è
magica.
Desiderata con
intensità durante il lungo buio dell'inverno, è
festeggiata (nelle grandi feste popolari della primavera
e della "mezza estate") con una passione che
sgorga dal profondo, una passione primordiale, ancora
oggi l'originaria festa per la vittoria della luce nella
guerra con le tenebre.
Una luce che anima di
colori puri le città e i paesi, un paesaggio costellato
di capanne di legno multicolori.
Una luce che infuoca gli
alberi di rossi, di gialli, di arancioni in un autunno
che è solo un sottile cuscinetto fra la breve estate e
il lungo inverno
Una luce che d'estate
anima serate indimenticabili, dove un eterno tramonto
inizia a tingere il cielo nel tardo pomeriggio e continua
la sua opera pittorica fino a notte inoltrata.
Questa magia ha attirato
la mia fantasia, ha accompagnato i miei primi passi da apprendista
acquarellista, ha preso corpo nei miei primi
esperimenti, e continua ad accompagnarmi tutte le volte
che torno in Svezia
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