Svezia

Non ho mai saputo spiegarmi fino in fondo che cos'abbia di speciale la luce Svedese.

Forse sono i raggi del sole sempre un po' obliqui, che proiettano lunghe ombre anche a mezzogiorno.
Forse è la trasparenza dell'aria, frizzante e pulita, che fa brillare le cose in modo quasi surreale, per chi è abituato a vivere nello smog di Milano.
Forse è il paesaggio assolutamente piatto, che fa sembrare gli orizzonti così bassi e i cieli così alti.

Eppure questa luce è magica.

Desiderata con intensità durante il lungo buio dell'inverno, è festeggiata (nelle grandi feste popolari della primavera e della "mezza estate") con una passione che sgorga dal profondo, una passione primordiale, ancora oggi l'originaria festa per la vittoria della luce nella guerra con le tenebre.

Una luce che anima di colori puri le città e i paesi, un paesaggio costellato di capanne di legno multicolori.

Una luce che infuoca gli alberi di rossi, di gialli, di arancioni in un autunno che è solo un sottile cuscinetto fra la breve estate e il lungo inverno

Una luce che d'estate anima serate indimenticabili, dove un eterno tramonto inizia a tingere il cielo nel tardo pomeriggio e continua la sua opera pittorica fino a notte inoltrata.

Questa magia ha attirato la mia fantasia, ha accompagnato i miei primi passi da apprendista acquarellista, ha preso corpo nei miei primi esperimenti, e continua ad accompagnarmi tutte le volte che torno in Svezia



 





 

   

(c) Fabrizio Lorito 2005