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Era il Luglio del 2003.
Avevo giocato col disegno per molti anni, e avevo iniziato a provare gli acquarelli da un paio di mesi. Avevo l'intuizione della potenziale ricchezza di queste
attività, ma non ero davvero in grado di scoprirla. Troppa fatica nel cercare di ottenere risultati simili - ma peggiori - agli esempi che vedevo oin giro.
Poi, un caso fortuito.
Volevo frequentare un corso di pittura durante le vacanze. Avevo trovato un interessnte corso di acquarelli a Venezia, ma era purtroppo tutto esaurito. In alternativa, mi
offrivano un corso di "disegno all'aria aperta". Non era esattamente quello che avevo in mente, ma decisi di accettare comunque.
Giusto due giorni prima di partire, Ho trovato in una libreria il libro "Disegnare con la parte destra del cervello" (di Betty Edwards). Il soggetto era in linea con il
nuovo argomento delle mie vacanze, il titolo sembrava interessante (ho letto molto sull'ipnosi nel passato, e l'idea di parte destra/sinistra del cervello viene dallo stesso ambiente) e
l'ho comprato.
Sono rimasto folgorato, catturato.
L'ho letto in un giorno, senza riuscire a fermarmi.
Ho fatto alcuni degli esercizi proposti. Copiare un disegno capovolto. Copiare senza sapere cosa si sta copiando, semplicemente copiando l'intreccio astratto di linee che
mi si mostrava...
Stupito, ho iniziato a vedere la matita muoversi sulla carta. Non potevo credere che quelle fossero le mie mani, che questi segni, così diversi da qualunque cosa
avessi tracciato su carta prima di allora, fosse generata da me.
Ero insieme spettatore e attore. Le mie mani disegnando ciò che i miei occhi stavano guardando, ho visto i soggetti che avevo di fronte entrare dai miei occhi,
passare attraverso la parte più profonda di me e uscire attraverso le mie mani, lasciando sulla carta un segno visibile di ciò che io sono.
Non era solo un esercizio di disegno. Mi stava dicendo qualcosa di me. Ero io, profondamente io. Al di là di ciò che io credevo di essere. Nessun bisogno di
copiare lo stile di qualcun altro, nessun bisogno di essere come gli altri volevano che io fossi. Stavo semplicemente scoprendo la danza che io, proprio esattamente io, e il mondo
danziamo tutti i giorni, col mondo che appare ai miei occhi, io che interpreto il mondo facendo qualcosa, il mondo che cambia ai miei occhi perché ciò che ho fatto cambia
come io guardo il mondo e così via.
Da quel momento non mi sono mai più fermato. Disegno tutto e dappertutto, sempre con un quadernetto di schizzi in una tasca e un mini-kit per acquarelli in
un'altra...
Fabrizio Febbraio 2005
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