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Messico, colore, musica.
La regola è un'opinione, l'eccezione è la regola.
Alle 8 del mattino, cerco la segreteria del congresso cui devo partecipare. Niente. Il comitato organizzatore (che dovrebbe essere lì) non c'è. Ma un ragazzo che si occupa di
manutenzione nel campus abbandona tutte le sue attività e mi porta in giro a caccia di qualcuno, si fa dare il numero di telefono di casa del direttore del dipartimento e a quell'ora
(che sarebbe improbabile anche nella fredda Scandinavia, figuraimoci in Messico) lo chiama, gli chiede informazioni per me.
La regola è un'opinione, l'eccezione è la regola.
I "Collectivos" non sono autobus, non sono taxi. Non hanno fermate fisse (la regola: un'opinione…), ma solo fermate a richiesta in punti qualsiasi lungo un certo percorso, dentro e
fuori città (l'eccezione: la regola).
L'autista si ferma, mi carica, lancia una lattina vuota fuori dalla porta prima di richiuderla. Fa il prezzo, prende i soldi, mi dà il resto. Il tutto guidando.
Chiedo dove posso trovare un autobus per tornare a Puebla. Il ragazzo, un vetraio, abbandona la bottega aperta. Mi accompagna dove passerà il "Collectivo", attende con me quello
giusto, se ne accerta con il conducente, mi fa salire, torna alla sua bottega.
Immagini che si susseguono. Persone, incontrate semplicemente. Basta sorridere, parlare Italiano. Loro rispondono in spagnolo. E ci si capisce. Così.
I miei spostamenti in taxi trasformati in lezioni di spagnolo: io dico una frase in Italiano, lui la traduce in spagnolo, io ripeto.
Immagini, persone. Facce incartapecorite, i messicani piccoli e tarchiati coi labbroni e i baffoni, ma anche le bellissime donne di chiara discendenza
mexico, i tratti somatici elegantissimi.
Immagini, persone. Juan Carlos, studente dell'università di Cholula, che mi disegna su un foglio il profilo delle montagne intorno e me ne racconta
la storia. Le guide turistiche, di origine mexico, fierissime pur nella loro quotidiana prostituzione al Turista. I Lustrascarpe, i venditori ambulanti di tapas (nella notte, con un'asse
sulla spalla, a 'mo di vassoio, un lume da una parte e delle tapas dall'altra a bilanciarne il peso), i venditori ambulanti di succhi di frutta, o di caffè, con un carrello tipo
supermercato come negozio ambulante.
Cacaxtla, gli affreschi con la sanguinosa mitologica battaglia fra gli uomini giaguaro e gli uomini aquila. Le piramidi rituali sulla collina vicina. Io
solo in cima alla Piramide dei Fiori, tutto l'altopiano sotto, ritmi caraibici, salsa e merenghe, che salgono da una radiolina nascosta chissà dove.
Le Religione di ieri.
Teotihuacan, maestoso, imponente. Dalle profondità del IV secolo la gigantesca Piramide del sole, la bellissima Piramide della Luna, cui convergono tutti i percorsi sacri
(chissà, forse, come sempre, lo spirito maschile domina ma quello femminile accoglie e raccoglie). Grandissima dignità di un luogo "terribile", violentato dalla
superficialità degli infiniti turisti e dall'insistenza dei venditori ambulanti (ma forse siamo noi occidentali ad aver esportato "i mercanti del tempio"…)
Le Religione di oggi.
La Vergine di Guadalupe, protettrice del Messico (proprio in questi giorni la si festeggiava). Luogo di pellegrinaggio famoso in tutto il pianeta, con le contraddizioni di tutti i luoghi
di pellegrinaggio di sempre. Pellegrini in pullman, a piedi, in bicicletta, in ginocchio. Superstizione e Fede, mischiate irrimediabilmente. I gruppi, i singoli, le coppie, le famiglie. I
ricchi ben vestiti, i poveri accampati in qualche angolo. I venditori ambulanti. Certo, i mercanti del tempio. Ancora loro.
L'ultima immagine, infine. L'aereo che si allontana da Città del Messico, brulicante formicaio coperto da una spessa coltre di smog, e attraversa
l'altopiano del Messico, rovente di giorno, gelido di notte. Anche in questo, luogo di perenni contrasti.
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